Nel 2020 sarà operativa sul web COP, la startup legal tech che tutela i cittadini dagli “odiatori seriali” grazie un servizio di denuncia tramite piattaforma online

COP Haters Legal Tech DirezionebrandRete, mia cara rete, croce e delizia. Delizia per professionisti, per le aziende e gli operatori che fanno del web il proprio business, per chiunque adoperi internet con intelligenza e spirito di ricerca, per apprendere e migliorarsi. Croce, se nelle mani sbagliate. Il problema preponderante è che, ad oggi, il mare magnum Social rappresenta quel corridoio delle Termopili per la frangia di pecore belanti che popola il web, tra analfabeti funzionali che non sanno interpretare un testo e persone che, per il gusto di farlo o per noia, scrivono, postano e attaccano, senza un nemico reale.

Chiunque si arroga la facoltà di sentenziare, chiunque presume di sapere. Si spara nel mucchio, ci si erge a leone da tastiera, in barba alla propria povertà intellettuale e, talvolta, morale. Un’arma a doppio taglio dunque, nelle tasche di ogni individuo, in una comunità che si divide tra chi necessita di email e motore di ricerca e chi ingurgita quintali di ciarpame, tra fake news e volgarità.

E cosa fa, spesso, “l’utente medio”? Imbecca dibattiti, bisticci da palazzinari di bassa lega, sfoga la propria frustrazione verso personaggi noti o gente comune, magari nascondendosi dietro pseudonimi palesemente falsi: signore e signori, vi presentiamo l’hater!

Hater, “odiatore”, colui che sputa fango ricorrendo a turpiloquio e scurrilità. Perché? Senza un apparente motivo, ribadiamo. E non è facile risalire all’identità dell’odiatore “seriale” che si scaglia contro vip o persone normali (donne nel 63% dei casi, oltre ad omosessuali, disabili o persone di altra nazionalità). Purtroppo in Italia non esiste il reato di “hating: chi è ritenuto un hater dalla Polizia Postale può essere denunciato solo per altri reati, in relazione al tipo di commento postato. Sarebbe ascrivibile ai reati di diffamazione aggravata con mezzo Internet o minacce, qualora ci trovassimo dinnanzi commenti intimidatori; atti persecutori o stalking, se si protraggono per molto tempo, atti di istigazione all’odio oppure anche sostituzione di persona, se si adopera un account riconducibile a terze persone.

Come tutelarsi, come difendersi in termini di Legge? Si può richiedere i dati informatici al social in questione. Tuttavia, molti social hanno sede negli USA, dove la diffamazione non è considerata reato, quindi spesso le società non forniscono i dati. Quand’anche riuscissimo a risalire all’indirizzo IP (con utenza telefonica e intestatario) l’hater potrebbe essere connesso a una rete wi-fi aperta a più persone che possono collegarsi contemporaneamente. Insomma, rimedi che non hanno un alto margine di riuscita.  

Ma è arrivata una soluzione, senza precedenti! Si chiama “Chi Odia Paga” (COP), a tutti gli effetti una startup legal tech fondata nel 2018 dall’imprenditore Francesco Inguscio, già CEO del venture accelerator Nuvolab con il sostegno e l’advisory dell’avvocato Giuseppe Vaciago, che si prepara a debuttare per il 2020 e fornire – finalmente – un servizio di denuncia immediata tramite una piattaforma online!

COP garantirà quindi assistenza legale alle vittime di ogni forma di cyberbullismo o hate-speech mediante una piattaforma web inappuntabile dal punto di vista giuridico, poiché concepita da un team di legali specializzati. Intanto, per prima cosa un’intelligenza artificiale farà una cernita degli utenti realmente bisognosi, perché il rischio di generalizzare e cadere in errore è elevato: la vittima di odio online dovrà fare un login alla piattaforma e, compilando un questionario, accertarsi che ci siano veramente gli estremi perché è essenziale saper scindere un reato da un’opinione legittima, seppur pungente e velenosa. Insomma, se per esempio a margine della pagina Facebook di una pizzeria scriviamo “Mario, la tua pizza è pessima, il tuo locale è scadente” non commettiamo reato; viceversa sarebbe insultare il ristoratore Mario.

Successivamente, la vittima dovrà compilare un secondo questionario nel quale riportare dettagliatamente cosa è successo, anche avvalendosi di prove come un file audio. È qui che subentra un legale specializzato che accompagna la vittima nell’azione legale vera e propria, con l’acquisizione e la cristallizzazione della prova (ricordiamo che uno screenshot non vale in tribunale) e la richiesta di rimozione del contenuto.

Si potrà anche sporgere denuncia ma tale passaggio non avverrà tramite la piattaforma. Oltre a comodità ed efficienza il COP vanta un’altra peculiarità: il costo ridotto, seppur si stia mirando alla gratuità totale, perché si tratta sempre di una startup con una cadenza sul sociale.

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